Walter Morando

L’opera dell’artista Walter Morando acquisita dal Museo a cielo aperto di Denice, dedicato alla ceramica contemporanea
L’opera dell’artista Walter Morando installata nel borgo di Denice, nell’ambito del Museo a cielo aperto dedicato alla ceramica contemporanea

Nel museo

Catena
2009
Ceramica grès
Misura variabile
Opera acquisita nel 2010

Critica

Una rappresentazione sintetica e simbolica delle personali esperienze di vita si può definire la ricerca plastica con la quale Walter Morando ha individuato un modo nuovo di mettere in rapporto le immagini naturali, in particolare gli elementi simbolo del porto come catene, bitte, ganci, funi, con il desiderio di esprimere la gioia di vivere o la malinconia esistenziale verso cose, oggetti o momenti depositati ormai nel grande serbatoio della memoria.

Nel rielaborare temi cari alla cultura popolare, le impennate della sua fantasia intervengono sulla realtà quotidiana e l’agile abilità formale con cui plasma l’argilla gli consente di catturare i soggetti prescelti con maestria sia che questi siano rimpiccioliti o ingranditi a dismisura, a seconda delle esigenze espressive. Elementi reali che vengono presentati dilatati in una sconcertante, ma perfettamente plausibile manifestazione della loro “essenza”, della loro “verità”; una metamorfosi legittima che ci costringe a vedere, osservare e valutare differentemente elementi della realtà, semplicemente per effetto delle mutate dimensioni.

Biografia

(Savona, 1938) si presenta per la prima volta al pubblico partecipando ad una mostra collettiva di Ceramiche omaggio a N. S. di Misericordia nel 1966. L’anno dopo allestisce la prima mostra personale con dipinti, disegni e studi nel Palazzo dell’Acna a Cengio (Sv). Il 1968 è l’anno in cui conosce e inizia a frequentare Asger Jorn ed è anche l’anno in cui presenta una selezione di ceramiche a Millesimo (Sv) in cui si rivela come uno scultore iperrealista che riproduce gli oggetti del mondo portuale variati nelle dimensioni per descrivere le fatiche, ma anche la bellezza plastica e formale di strumenti sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno sa osservare con attenzione. Nel 1971 è presentato da Emilio Sidotti al Circolo degli Artisti di Albissola (Sv). Negli anni Settanta allestisce molte mostre personali in spazi pubblici e privati su tutto il territorio nazionale presentato tra gli altri, da Silvio Riolfo Marengo e da Lello De Cicco.

Incomincia ad occuparsi del suo lavoro la scrittrice-artista Milena Milani che lo presenta a Milano alla galleria Il dialogo; è del 1980 la personale in cui propone una selezione di ceramiche al Teatro Comunale di Alessandria. Sempre avvalendosi delle presentazioni di Milena Milani, Silvio Riolfo Marengo e Riccardo Barletta espone in più occasioni, presentando le sue forme del porto, alla galleria Farsetti di Cortina d’Ampezzo (Bl). Nel 1986 inizia ad impiegare un materiale nuovo – la cellulosa – che tinge con smalti industriali facendola apparire come il frammento reale di una nave in demolizione.

All’inizio del secondo millennio la sua ricerca si indirizza verso l’impiego dell’acquaforte come tecnica che riesce a dare dei risultati concreti alla sue esigenze espressive. Una prima cartella di incisioni intitolata Oggetti del porto è presentata al Centro Internazionale della Grafica di Venezia nel 2004. Nel 2005 pubblica il volume Disegni del porto presentato da una intervista di Milena Milani e nel 2008 è edito un secondo volume dedicato alle Sculture in ceramica, in grès e in cellulosa che contiene una seconda intervista di Milena Milani e uno scritto di Riccardo Barletta.

Altre opere