Giosetta Fioroni

L’opera dell’artista Giosetta Fioroni acquisita dal Museo a cielo aperto di Denice, dedicato alla ceramica contemporanea
L’opera dell’artista Giosetta Fioroni installata nel borgo di Denice, nell’ambito del Museo a cielo aperto dedicato alla ceramica contemporanea

Nel museo

La Maison du Peintre
1998
Terracotta smaltata
ø cm 31.5
Opera acquisita nel 2011

Critica

A uno sguardo superficiale, il lavoro di Giosetta Fioroni può apparire frammentario e occasionale. Superato questo impatto si scopre un mondo di simboli familiari, accostamenti di immagini e semplici frammenti riconoscibili che, a volte, sembrano provenire da un tempo lontano: una vecchia scala a pioli, una semplice casa colonica, un quarto di luna, le stelle, una lampada spoglia, i numeri e le sparpagliate lettere dell’alfabeto.

Un archivio domestico di oggetti con cui racconta in modo lieve, con la sua innata capacità espositiva, storie nate dall’immaginazione, ma con uno stile semplice e scorrevole in perfetto equilibrio tra fantasia e realtà, tale da lasciare libero chiunque di collocare a suo piacimento gli accadimenti in una dimensione irreale oppure in una situazione concreta.

Biografia

(Roma, 1932) ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma. Debutta in un’esposizione nazionale partecipando alla VI edizione della Quadriennale romana del 1955 e nel 1956 partecipa alla XXVIII Biennale di Venezia. Nel 1957 alla Galleria Montenapoleone di Milano allestisce la sua prima personale e nell’anno seguente espone ai vari Salons des Réalités Nouvelles e in Germania al Museo di Leverkusen. Nel 1961 allestisce una personale alla Galleria La Tartaruga di Roma con una serie di opere nelle quali si sintetizzano alcuni elementi che caratterizzeranno la sua pittura: il primo consiste nella grande attenzione in cui è tenuta la ricerca sull’immagine in cui i semplici segni sono definiti stenogrammi; il secondo elemento è l’uso dell’argento, un colore-non colore che diviene una superficie intrigante perché assorbe e restituisce specularmente le immagini.

Nel 1964, è invitata da Calvesi alla Biennale di Venezia. In questi anni insieme con Angeli, Festa e Schifano frequenta l’ambiente di rinnovamento artistico che si riunisce intorno alla Galleria La Tartaruga di Roma, entrando a far parte di quella che è stata definita La Scuola di Piazza del Popolo. In questo periodo si susseguono varie esposizioni collettive e una serie di mostre personali alla Galleria La Tartaruga di Roma, alla Galleria Il Naviglio di Milano e al Cavallino di Venezia. Nella sua pittura cominciano a comparire delle immagini figurative rielaborate attraverso la vernice d’argento.

Dal 1965 in poi fa uso di immagini rivisitate, prelevate dal sedimentato patrimonio artistico del Rinascimento italiano, per cui si è adoperato il termine di “citazionismo”. Il 1969 segna l’inizio di un altro ciclo, quello legato all’interesse per la fiaba, con una serie di opere di legno, scatole, teche nelle quali sono racchiusi fogli e oggetti legati al mondo dell’infanzia. Nel 1982 partecipa a Londra alla mostra Arte Italiana ’62-’82 alla Hayward Gallery e nel 1984 viene allestita una antologica al Dipartimento Arte dell’università di Parma.

Nel 1993 è presente alla Biennale di Venezia con una sala personale. Nello stesso anno inizia a lavorare la ceramica presso la Bottega Gatti di Faenza dove realizza teatrini, grandi case e case matte, scatole, sedie, alberi, steli e vestiti. Con tale tecnica realizza varie sculture tra cui due grandi portali per il cinema Nuovo Olimpia di Roma (1996). Vive e lavora a Roma.

Wikipedia

Altre opere