Angelo Maria Celeste

L’opera dell’artista Angelo Maria Celeste acquisita dal Museo a cielo aperto di Denice, dedicato alla ceramica contemporanea
L’opera dell’artista Angelo Maria Celeste installata nel borgo di Denice, nell’ambito del Museo a cielo aperto dedicato alla ceramica contemporanea

Nel museo

Policromatismi
2012
Tecniche ceramiche miste
cm 55 × ø 9; cm 55.5 × ø 15; cm 48 × ø 10.5
Opera acquisita nel 2012

Critica

Angelo Maria Celeste si avvale di ricerche materiche e informali arricchite dalla preziosità di un tessuto cromatico opaco e ruvido e dalla corposità degli impasti che depone su supporti dalle forme differenti. Le forme sono un pretesto, sono un semplice supporto sul quale depositare in modo irregolare una materia scabra, tutta da esplorare per la forte e moderna componente di qualità tattile.

A volte sembra di avere a che fare con un materiale che in qualche modo conserva una sorta di “geologicità” per l’affinità che possiede con prodotti naturali come la lava o la pomice. In realtà si tratta di una invenzione plastica di grande resa e di particolare effetto, di una pasta rugosa affascinante per la sottile alchimia dei tasselli dai colori stinti di cui è composta tra i quali, a volte, si inseriscono improvvise accensioni cromatiche.

Biografia

(S. Croce di Magliano, 1954) studia a Bologna dove attualmente vive e lavora. Il suo esordio sulla scena artistica avviene nei primi anni Ottanta con la partecipazione a mostre di rilevante importanza, tra le quali ricordiamo: la personale Pittura prefabbricata, Galleria Ferrari di Verona (1983); la collettiva Gli arcaici di fine secolo, Atra Studio di Milano (1983); Astrazione Arcaica, Galleria comunale d’arte moderna di Verona (1984); La secessione astratta degli anni ’80 tra arcaicità e costruzione tenuta a Umbertide nel 1986, a cura di Giorgio Cortenova; XI Quadriennale d’Arte di Roma, Palazzo dei Congressi di Roma (1986); Energia e Lirismo insieme a Turcato, Dorazio, Pinelli, Verna alla Galleria Il Milione di Milano nel 1987; Tra cielo e terra con Miresi ed altri allo Studio La Città di Verona nel gennaio 88; Astratta – Secessioni astratte in Italia dal dopoguerra al 1990, presso la Galleria d’arte moderna di Verona, sempre nel 1988. Fin dagli anni Ottanta è impegnato in una ricerca di tipo aniconico mirata al recupero totale dell’energia della materia attraverso l’uso dei colori primari come il giallo, il rosso, il blu purissimi, dall’effetto solare, quasi magnetico.

La sua arte si pone in una posizione radicale e completamente antitetica rispetto al citazionismo più recente. Nel 1991 espone Colore scolpito allo Spazio Mercanzia di Bologna con presentazione di Giorgio Cortenova. Dal 1998 ha introdotto nel suo lavoro la ceramica (settore nel quale, come esperto maestro, insegna da 25 anni presso il Liceo Artistico Statale di Bologna), allo scopo di ampliare la ricerca intorno alla materia. È un filone che non ha più abbandonato in quanto completa e supporta la tensione che ha sempre animato il suo lavoro: dare forma, dare corpo fino a “scolpire il colore” proponendo un colore che progetta se stesso, un colore design di se stesso. Nel dicembre del 2011 Design del colore appare come titolo della mostra retrospettiva presso la galleria P. Nanni di Bologna.

Altre opere